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Artisti




 

ANDREA DUBBINI

ANARETI sono figure che l'artista Andrea Dubbini ha immaginato, regalando loro un nome inventato il suono ricorda e ingloba il termine ANA degli anticorpi antinucleo che l'organismo produce contro se stesso, evocando alla fine, volu-tamente, gli anacoreti. L'anacoreta è nel greco natio αναχωρήζήΣ "colui che si ritira dal mondo" e abbandona silenziosamente la società umana per raggiun-gere eremi o deserti in cui concentrarsi su un mondo tutto interiore, su un intimo contatto con la propria natura, o con sfere altissime. Gli anareti ne sono invece una variante d'artista: cellule ribelli, ma anche vizi e virtù purissime per signifi-care la solitudine dell'artista e dell'uomo in momenti iconici della propria vita.

Così in una teoria-camminamento, gli anareti di Andrea Dubbini diventano i nuovi vizi e le nuove virtù del contemporaneo: Accidia, Superbia, Avarizia, Lus-suria, Invidia, Gola, Ira ma anche Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza, Fede, Speranza e Carità.

Le forme degli anareti sono la nostra ribellione o la nostra saggezza a mano a mano che le nostre cellule cambiano configurazione e la vita scorre. Così l'anareta-accidia è il nuovo Sisifo, colui che, eternamente in azione, si mostra sotto il peso del proprio destino. E proprio da Sisifo-anareta, costretto a com-battere l'indolenza-accidia, l'artista ha iniziato la propria indagine sul nesso tra vita-entropia-salute e felicità. La vita come stato prezioso e precario in cui l'inaspettato si mostra improvviso: è il bene che sorprendentemente si distilla dal male così come gli anareti-virtù, solidamente campiti su fondo bianco-luce, i quali si manifestano nel nero delle tentazioni e dell'oscurità vinte. Viceversa, gli anareti-vizi, campiti su fondo nero, hanno un'anima di luce potenzialmente attivabile. Lo yin e lo yang si compenetrano nelle opere di Andrea Dubbini dove, come nella antica filosofia cinese "il giorno si tramuta in notte e la notte in giorno".

Il fare d'artista: Andrea Dubbini disegna con chiodi e filo di ferro i contorni dei suoiCANAREM in marcia su un orizzonte di legno campito con il(p-oligomma bianco e nero e screziature di acido.

Elisabetta Gnignera

 
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