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“Tra questi rifiuti tecnologici emergono, perduti frammenti di lontani naufragi, piccole figure su fondo oro, fantasmi di un medioevo onirico, proposto in una rielaborazione personalissima, rievocata, attraverso la memoria, in una forma visionaria. Le strutture polimateriche si popolano di diafani personaggi androgini, strane figure immerse in un’atmosfera senza tempo, in uno spazio sospeso. Questo popolo asessuato e dai tratti fisionomici infantili o, talvolta, neppure accennati, abita negli interstizi della realtà, e sembra guardarci, con il distacco di un’icona bizantina. Dal contrasto evocativo tra i materiali elettronici, e le tavole popolate dai tenui fantasmi, dalla contrapposizione estetica e materica di questi due elementi, nasce il sospeso equilibrio espressivo fuori dal tempo, il fascino arcano e coinvolgente di queste sculture.” (Paolo Salvetti)

 

“I lavori che Mario Formica propone nella sua approfondita ricerca artistica, presentano una connotazione figurale molto caratterizzata. Sono personaggi di una galleria dell’immaginario, laconiche figure che si stagliano su fondali dai colori intensi. Composti e solenni, paiono condurci in luoghi distanti, testimoni ieratici, forse, di civiltà lontane nel tempo e nello spazio. Ecco, il tempo sembra essersi ora fermato in una dimensione che appartiene più al campo della poesia che della natura e della storia. Nell’evocazione di sospesi luoghi della mente, sembrano riecheggiare antichi miti, che vengono riletti in chiave sottilmente allegorica, posti fuori dal tempo e dallo spazio. Tuttavia Formica, ad un’attenta osservazione, sa ricondurci alla contemporaneità attraverso l’uso insolito e inaspettato di elementi assemblati che appartengono alla nostra realtà, scarti del nostro mondo industrializzato come stoffe o elementi metallici. Questi vengono estrapolati e riproposti in un contesto ad essi così apparentemente estraneo, in una singolare idea di riuso che riporta ad acquisire una dignità estetica ed espressiva del tutto inedita. Pittura elegante, senza essere inutilmente estetizzante, elaborata attraverso un’evidente duttilità di segno e di cromia, proposta con assoluta sensibilità. Immagini che creano una surreale rappresentazione dell’umano, in un ipotetico teatro, al contempo pensoso e divertito, ponte ideale tra passato e presente. Un’operazione intellettuale che affronta istanze interiori con un linguaggio dal connotato emozionale, il desiderio di ritrovare una dimensione vagheggiata, dove la bellezza si ponga come riferimento e modello, un auspicio in un contesto contemporaneo avvertito spesso troppo estraneo e discordante.” (A. Bellani)